03 maggio 2012

CRISI DI ORTICARIA IDIOPATICA

DONNA DI ANNI 57ch mostr.jpg, QUADRO VASCULITICO CON ESANTEMI DEFORMANTI

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30 aprile 2012

INDIVIDUAZIONE DELLE MALATTIE CRONICHE E INVALIDANTI - allegato al regolamento

Purtroppo non ci siamo, la Orticaria cronica idiopatica non è inclusa !!!!!!!!!!!

 

Copia di C_17_pubblicazioni_824_allegato.xls

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02 aprile 2012

"Gli antistaminici" tratto da Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un antistaminico è un farmaco di varia natura chimica che ha l'effetto di contrastare l'azione dell'istamina, uno dei principali responsabili delle manifestazioni allergiche.

 

Indice 


1 Caratteristiche
1.1 Antistaminici H1
1.2 Antistaminici H2
2 Effetti collaterali

Caratteristiche

Gli antistaminici agiscono su recettori specifici dell'istamina, inibendo la sua attività. Essi sono perciò degli antagonisti, hanno cioè un'alta affinità per il recettore, bassa affinità per l'istamina ed attività intrinseca nulla.
I recettori per l'istamina sono tre: H1, H2 e H3, di cui l'ultimo non ancora ben conosciuto (sembra agire a livello del sistema nervoso centrale).
I recettori H1 si trovano soprattutto a livello della cute e dei bronchi; i recettori H2 sono localizzati, invece, a livello dello stomaco.
In base alla presenza di questi due tipi di recettori possiamo distinguere due classi di antistaminici:
antistaminici H1;
antistaminici H2.


Antistaminici H1
Per approfondire, vedi la voce Antagonista dei recettori H1.
I primi, agendo sui recettori H1, provocano:
vasodilatazione della muscolatura liscia dei bronchi;
diminuzione della permeabilità capillare e della formazione di edema e pomfi;
depressione del sistema nervoso centrale.
Sono utilizzati nel trattamento di varie reazioni di ipersensibilità di tipo immediato (allergie), come:
rinite;
dermatiti del gruppo dell'orticaria;
congiuntivite.
L'effetto collaterale che si presenta nella maggior parte dei casi è la sedazione, ma possono anche presentarsi capogiri, stanchezza e offuscamento della vista.
Per quel che riguarda la farmacocinetica, questi farmaci sono ben assorbiti per via orale. Sito di biotrasformazione è il fegato; piccole quantità di farmaco immodificato vengono escrete con le urine.
Dal punto di vista dell'evoluzione chimica del farmaco, i principi attivi sono suddivisi per generazioni. La prima generazione di antistaminici, introdotta nella farmacopea ufficiale a partire dalla fine degli anni cinquanta, era caratterizzata da una bassa selettività verso i recettori H1 e da un'importante azione a livello del sistema nervoso centrale mediata dai recettori muscarinici (blocco degli effetti dell'acetilcolina). Pertanto gli antistaminici di prima generazione erano gravati da pesanti effetti sul sistema nervoso centrale (disturbi della vigilanza, sonnolenza, effetti sulla guida di veicoli) e non vengono più usati; oggi molti di essi sono addirittura diventati sedativi o anticinetosici (farmaci contro il mal di movimento). Tra le molecole di prima generazione vi sono:
prometazina, oggi usata principalmente nella preparazione di cocktail litici
difenidramina e clorfeniramina, (oggi usate come sedativi e anticinetosici)
triprolidina
dimenidrinato (usato come anticinetosico).
Le molecole di seconda generazione sono caratterizzate da una maggiore selettività verso il recettore H1, pertanto presentano una minore frequenza e intensità di effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale. Queste molecole vengono attualmente usate nel trattamento sintomatico della rinite e dell'orticaria e, pur essendo meglio tollerate, necessitano in ogni caso di prudenza nell'uso perché possono ugualmente provocare sonnolenza o interferire, soprattutto se assunte con alcool, con la capacità di guida di veicoli a motore.
Tra le molecole di seconda generazione vi sono:

  • terfenadina
  • loratadina e desloratadina
  • cetirizina e levocetirizina
  • ebastina
  • rupatadina.


Antistaminici H2 
Per approfondire, vedi la voce Antagonista dei recettori H2.
I secondi sono altamente selettivi ed hanno un effetto nullo o minimo sui recettori H1 o su altri tipi di recettori.
Gli effetti indesiderati sono di poca importanza, visto la scarsa funzione dei recettori H2 in organi diversi dallo stomaco, ma anche per la scarsa penetrazione di questi farmaci attraverso la barriera emato-encefalica.
Le più importanti molecole attive come antagoniste dei recettori H2 sono:

  • la ranitidina;
  • la cimetidina;
  • la famotidina.

Effetti collaterali 
L'istamina è una sostanza endogena che influisce in modo rilevante su nervi, vasi sanguigni e altri tessuti.
Un'alterazione può indurre stati di depressione, apatia, perdita di concentrazione riflessi, in particolare alla guida. Il consumo di alcol e sedativi intensificano tali effetti.

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20 marzo 2012

ESTRATTO DAL SITO http://www.humanitas.it ALL'INSAPUTA DEL PROFESSORE

prof. Marcello Monti

Responsabile  Dermatologia
Il prof. Marcello Monti è nato a Milano il 21 ottobre 1947 e si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Pavia nel 1973. Ha conseguito nel 1976 e nel 1979 le specializzazioni in Dermatologia e Venereologia quindi in Malattie Infettive e Parassitarie presso l'Università degli Studi di Milano.Dal 1977 al 1990 è stato Ricercatore presso la Clinica Dermatologica dell'Università di Milano e dal 1985 Aiuto Dermatologo presso il Policlinico di Milano. Nel 1990 vince il concorso per Professore Associato di Dermatologia presso l'Università di Milano. Dal 1997 ricopre l'incarico di Responsabile dell'Unità Operativa di Dermatologia di Humanitas in convenzione con l'Università di Milano. E' titolare dell'insegnamento di Dermatologia presso le scuole di specializzazione in Geriatria, Chirurgia Plastica, Dermatolgia. E' socio delle principali Società Scientifiche Dermatologiche internazionali. E' Autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche la maggior parte delle quali su riviste internazionali. 
Ha pubblicato numerosi libri e capitoli di libri nei vari temi della dermatologia. E' stato più volte membro di commissione scientifica presso il Ministero della Salute o L'Istituto Superiore di Sanità. 
E' referente per la valutazione dei progetti scientifici presso il Ministero della Salute e revisore di articoli per numerose riviste scientifiche italiane e internazionali. 
Come Ricercatore si è dedicato allo studio delle malattie immunologiche ed infettive che coinvolgono la cute e come Clinico si è dedicato alla messa a punto di nuovi protocolli per i trattamenti medici e chirurgici con particolare riguardo ai tumori cutanei fotoindotti e al Melanoma. Dirige presso Humanitas un laboratorio di ricerca per la messa a punto di prodotti topici a base di principi attivi naturali per il trattamento di malattie quali la Dermatite Atopica nel bambino, Psoriasi, Acne, Verruche, Allergie, Alopecie, Micosi, Dermatiti Seborroiche.

 

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A QUESTI INDIRIZZI RISPONDE ALLE DOMANDE:

 

http://specialista.humanitas.it/int_risponde.html?id_codi...

 

http://www.ok-salute.it/Dermatologia/Marcello-Monti.shtml

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18 settembre 2011

Per Marisa

Sono rimedi, secondo lui; a me sembrano cose vecchie. Ciao, Aldo

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09 settembre 2011

Non allergici al mondo ma reattivi a se stessi

 COMMENTO

Publicazioni

Non
 allergici al mondo ma reattivi a se stessi

Cristoforo Incorvaia - medicina generale e allergologia (Milano)

 

 

 

 

 

 

Due terzi delle forme di orticaria cronica sono dovute, in realtà, alla formazione di autoanticorpi di varia natura che provocano l'attivazione dei mastociti. Il progresso delle conoscenze fisiopatologiche ha modificato l'approccio e la terapia del disturbo

COLPA DEL SISTEMA IMMUNITARIO
UN FACILE TEST
FREDDO, CALDO E PRESSIONE
ALLERGIA POCO COMUNE
QUANDO E' LA CURA CHE FA STAR MALE
DALLA STORIA IL PRIMO INDIZIO
NUOVE STRATEGIE DI CURA
Bibliografia

L'orticaria è stata da sempre motivo di frustrazione per il medico, sia nella diagnosi sia nella terapia. L'identificazione di una causa precisa era un evento improbabile, tanto da dover ricorrere, nella maggior parte dei casi, al consueto escamotage della definizione «idiopatica». I farmaci disponibili davano spesso risultati insufficienti, oppure, come nel caso narrato in apertura, dovevano essere presi vita natural durante. L'insoddisfazione coinvolgeva ovviamente anche i pazienti, tormentati dal prurito con netto scadimento della qualità di vita.

COLPA DEL SISTEMA IMMUNITARIO
I recenti sviluppi della ricerca sembrano finalmente togliere l'orticaria da questa situazione imbarazzante e permettere, nella maggior parte dei casi, una diagnosi eziologica e una terapia adeguata. Infatti, una serie di studi ha dimostrato che circa i due terzi dei casi di orticaria cronica sono di origine autoimmune e in particolare sono provocati da autoanticorpi diretti contro il recettore ad alta affinità per le IgE (FCeRI) o contro le IgE stesse (1-4). Ciò rende l'orticaria, data la sua frequenza, la più comune patologia autoimmune.
Si viene quindi a creare in vivo un fenomeno ben noto in vitro, in cui il legame tra gli anticorpi di un siero anti IgE e le IgE adese al loro recettore specifico sulla superficie del mastocita provocano l'attivazione del mastocita stesso in modo simile a quello innescato dal contatto diretto tra IgE e allergene specifico.
Ovviamente, in vivo la degranulazione del mastocita e la liberazione di istamina e altri mediatori inducono modificazioni fisiopatologiche che a livello cutaneo si manifestano col pomfo orticarioso.
Benché il caso della signora Rosanna F. sia relativamente recente, non lo è la scoperta della possibile responsabilità degli autoanticorpi, sospettata già nel 1983 in uno studio che osservò un'associazione tra presenza di orticaria cronica e anticorpi anti microsomali nel siero di soggetti affetti da tiroidite autoimmune (5).
Tuttavia questo tipo di autoanticorpi è solo raramente in causa, mentre studi successivi dimostrarono che sono più frequenti gli anticorpi anti IgE e soprattutto anti FCeRI.

Come fare il test col siero autologo
  • Il procedimento è semplice: basta fare un prelievo di sangue in una provetta e attendere che la parte liquida si separi da quella corpuscolata.
  • Quindi si procede con l'iniezione intradermica di 0,1 cc di siero non diluito del paziente.
  • Dopo 30 minuti si effettua la lettura della reazione, che viene classificata secondo una scala da 1+ a 4+ in base alle dimensioni del pomfo e dell'eritema.
  • In genere si considera il test positivo se il rigonfiamento è di almeno 5 mm, mentre il 4+ presuppone un pomfo di almeno 2 cm molto eritematoso.
 
Torna al riferimento nel testo

UN FACILE TEST
Naturalmente, una tale diagnosi non era certamente di routine, dovendo essere affidata a laboratori specializzati, ma già all'inizio degli anni novanta venne proposto un test di facile esecuzione per identificare i soggetti con autoanticorpi.
Questo test è l'intradermoreazione con siero autologo, il cui procedimento è descritto nel box.
Nella patogenesi dell'orticaria cronica, gli autoanticorpi anti FCeRI sono responsabili in circa il 60 per cento dei casi, seguiti dagli anticorpi anti IgE e dagli anticorpi anti tiroide. Recentemente le orticarie croniche positive all'intradermoreazione con siero autologo sono state suddivise in tre sottotipi in base ai diversi meccanismi sottostanti (3). Le caratteristiche dei diversi tipi sono riassunte nella tabella 1.
Naturalmente, il fatto che la maggior parte delle orticarie croniche sia di origine autoimmune non deve far trascurare la diagnosi dei casi a diversa patogenesi, che secondo una classica suddivisione sono nel 20 per cento dei casi dovute a cause fisiche, nel 2-6 per cento a fenomeni di tipo vasculitico, nel 3-4 per cento ad allergia mediata dalle IgE, e in meno dell'1 per cento ad altre origini rare (6).
Per la diagnosi risulta utile l'algoritmo riportato. Dopo aver individuato o meno all'anamnesi un rapporto di causa ed effetto, si procede con i rispettivi test di prima scelta giungendo, nella maggior parte dei casi, alla diagnosi eziologica. Viene così evitata la batteria di esami solitamente applicata all'orticaria cronica (esami ematochimici e parassitologici, ricerca di foci infettivi dentari, appendicolari, colecistici eccetera), riservandoli eventualmente alle forme rare, con notevole contenimento dei costi. Il caso della signora Rosanna F., sottoposta a innumerevoli accertamenti che avevano già in partenza una probabilità elevatissima di dare esito negativo, è esemplare. La brevità con cui è narrato non permette, purtroppo, di sapere se il collega avesse già esplorato con una buona anamnesi miratatutte le possibili cause.

FREDDO, CALDO E PRESSIONE
Se l'anamnesi fa sospettare un'orticaria da cause fisiche, la diagnosi di certezza può essere ottenuta con una serie di test specifici (7).
Per il dermografismo la prova è rappresentata dallo sfregamento, per una lunghezza di 5-10 cm, sulla cute dell'avambraccio o del dorso con un dermatografo standard.
Per l'orticaria da pressione il test consiste nell'applicare sulla cute del dorso o della coscia pesi da 0,5 a 1,5 kg per circa 10 minuti.
Per un'orticaria colinergica basta sottoporre il paziente a un bagno caldo a 40°-45° per circa un quarto d'ora, o all'esercizio fisico per periodi da 5 a 30 minuti. E' anche possibile utilizzare lo stimolo farmacologico con metacolina, pilocarpina o soluzione salina ipertonica per via intradermica.
Per quanto riguarda l'orticaria da freddo, in caso di sintomi localizzati va applicato sulla cute un contenitore con ghiaccio per circa dieci minuti; se invece sono generalizzati basta sistemare il paziente in un ambiente a 4° con abiti leggeri per 10-20 minuti.
La forma da esposizione solare si dimostra da sé. In genere il paziente collega la comparsa dei sintomi alla tintarella. E' comunque possibile ottenere una prova scientifica della reazione esponendo una zona di cute alla luce solare diretta oppure a quella di un lampada solare tarata per un periodo variabile tra 30 e 120 secondi.
Nell'angioedema vibratorio deve essere applicato sulla cute un vibratore per cinque minuti, mentre per riconoscere l'orticaria acquagenica si applicano compresse bagnate a 37° per 30 minuti.
Tutti questi test sono stati descritti perché di facile esecuzione. Dovrebbero servire solo a confermare un eventuale sospetto generato dai racconti del malato.

ALLERGIA POCO COMUNE
Per la forma allergica l'anamnesi risulta piuttosto ingannevole a causa del fenomeno della «autopercezione di allergia».
Fino al 30 per cento della popolazione ritiene infatti di essere allergico a qualche alimento, a cui collega i suoi disturbi cutanei.
In realtà, l'allergia alimentare è piuttosto frequente nel bambino (circa l'otto per cento di prevalenza), nel quale, peraltro, si manifesta solitamente con il quadro della dermatite atopica più che come orticaria, ma diventa molto più rara nell'adulto. E' stato riportato che in una popolazione di adulti a fronte di un'autopercezione di allergia del 20 per cento, meno dell'1 per cento risultava esserlo veramente a uno o più alimenti, come dimostrato da un test di provocazione in doppio cieco contro placebo (8).
La causa allergica deve comunque essere ricercata basandosi su un preciso iter diagnostico, che prevede come primo gradino una dieta di eliminazioneseguita dalla reintroduzione dei vari alimenti.
Tuttavia, le diete hanno valore solo se negative, dato che l'eventuale positività è inficiata dagli stessi fattori psicologici che causano l'autopercezione di allergia. Il paziente può quindi presentare un apparente miglioramento dell'orticaria eliminando l'alimento da lui ritenuto responsabile, anche se quell'alimento non è la vera causa dei suoi sintomi. L'unico metodo in grado di abolire l'influenza psicologica è il test di provocazione in doppio cieco contro placebo, eseguito somministrando al paziente l'alimento (o l'additivo) in forma liofilizzata dentro capsule opache che ne impediscano l'identificazione, e alternando nei diversi giorni ripetute somministrazioni di placebo. Ma si tratta, chiaramente, di prove che richiedono tempo e la disponibilità di un centro specializzato.
Il valore dei test cutanei o in vitro per la ricerca di IgE specifiche è invece molto limitato a causa della mancata standardizzazione dei risultati. Per questo è possibile consigliare in vari casi (soprattutto, ma non solo, per gli alimenti vegetali) di eseguire il test con l'alimento fresco pungendo con la stessa lancetta prima l'alimento e poi la cute del soggetto.

QUANDO E' LA CURA CHE FA STAR MALE
Raramente l'orticaria può essere sostenuta da farmaci. Quelli in grado di causare reazioni IgE mediate non sono numerosi (betalattamici, curarici, aminoglicosidi, ormoni ed enzimi) mentre tutti i farmaci possono provocare reazioni da intolleranza (non immunomediate). Gli agenti più frequentemente coinvolti sono certamente i FANS. Anche la diagnosi di orticaria da farmaci prevede un preciso iter diagnostico, con eliminazione del farmaco sospetto e, se l'orticaria scompare, eventuali cutireazioni se si tratta di molecole capaci di causare reazioni mediate dalle IgE.
Si procede invece alle prove di tolleranza con un farmaco alternativo se sono in causa agenti non coinvolti in reazioni IgE mediate o comunque in assenza di risultati certi.

Un poco di fisiopatologia
  • Lesione elementare: pomfo, ovvero rigonfiamento circoscritto della cute provocato da edema nel derma superficiale o angioedema se viene coinvolto il derma più profondo e il tessuto sottocutaneo.
  • Causa dell'edema: rilascio di mediatori ad azione vasodilatatoria (sono stati identificati nei fluidi del pomfo istamina e leucotrieni).
  • Causa del prurito: irritazione dei recettori nervosi.
  • Cellule coinvolte: soprattutto mastociti, ma anche linfociti TH, macrofagi, eosinofili e neutrofili.

DALLA STORIA IL PRIMO INDIZIO
Nel caso della signora Rosanna, come già si è notato, è mancata l'individuazione anamnestica di fattori causali.
Quando ciò accade il primo criterio diagnostico diventa la durata dei pomfi: se è superiore a 24 ore richiede l'esecuzione di una VES che, se elevata, indica una origine vasculitica o da connettiviti e, in assenza di tale diagnosi, impone la ricerca di forme rare.
Un elemento determinante in questi casi è rappresentato dalla biopsia cutanea. Per l'orticaria vasculitica, che rappresenta il quattro per cento circa delle forme croniche, altri elementi di giudizio sono la distribuzione dei pomfi - che riguarda prevalentemente gli arti inferiori - la componente purpurica delle lesioni cutanee e l'associazione con sintomi quali artralgie, febbricola e disturbi gastrointestinali o respiratori. Altre malattie con cui impostare la diagnosi differenziale in presenza di pomfi di durata superiore a 24 ore sono l'eritema polimorfo, il pemfigoide bolloso, la dermatite erpetiforme e la mastocitosi.
Una durata inferiore alle 24 ore, come appunto quella della signora Rosanna, suggerisce, invece, l'esecuzione del già citato test intradermico con siero autologo che, se positivo, indirizza verso la più comune forma da autoanticorpi. Se invece è negativo, richiede, anche in questo caso, la ricerca di forme rare, che comprendono parassitosi, foci infettivi e anche forme paraneoplastiche.

NUOVE STRATEGIE DI CURA
Alla luce delle nuove conoscenze patogenetiche, la terapia dell'orticaria cronica cambia sostanzialmente. In passato - fermo restando il ruolo dell'eliminazione dell'agente responsabile quando veniva raggiunta una diagnosi eziologica (e quindi raramente) - i capisaldi terapeutici della forma idiopatica erano rappresentati dagli antistaminici e, se questi erano insufficienti, dai corticosteroidi.
Un'ampia serie di studi ha dimostrato che gli antistaminici hanno comunque un'efficacia superiore al placebo, con vantaggi meno evidenti per le molecole di recente generazione rispetto agli antistaminici di tipo sedativo. E' probabile che la sedazione risulti vantaggiosa in una condizione di fastidio grave come il prurito continuo. Tale efficacia non deve sembrare contraddittoria, poiché, in ultima analisi, anche se la degranulazione del mastocita è provocata da autoanticorpi, l'evento finale resta la liberazione di istamina.
Gli effetti sono comunque solo sintomatici (anche nel caso narrato in apertura il disturbo ricompare alla loro sospensione) e il ricorso ai corticosteroidi, oltre a risultare spesso insufficiente, deve essere deciso con parsimonia dati i noti effetti collaterali.
L'insoddisfazione per i risultati ottenuti ha avuto come conseguenza la proposta di un'ampia serie di agenti terapeutici, nessuno dei quali purtroppo è risultato di efficacia risolutiva.
Tale caratteristica è invece pienamente attribuibile alla ciclosporina che, in soggetti con orticaria cronica autoimmune, presenta un'elevata efficacia.
Inoltre il follow up dei pazienti trattati ha dimostrato una persistenza del beneficio clinico per periodi fino a tre mesi dopo la sospensione (9, 10).
I vantaggi dell'immunosoppressore sui corticosteroidi sono evidenti, dato che il trattamento con il primo farmaco risulta efficace anche nei casi di corticoresistenza; esso si associa inoltre a remissioni prolungate e a un miglior profilo di tollerabilità, almeno ai dosaggi indicati, che sono bassi e corrispondono a 2-3 mg/Kg die (11).
Un ulteriore provvedimento terapeutico, da riservarsi peraltro a casi particolarmente refrattari, è rappresentato dalla plasmaferesi che, rimuovendo dal siero gli autoanticorpi o i fattori circolanti coinvolti, assicura periodi piuttosto prolungati di benessere.
I corticosteroidi non hanno quindi alcun ruolo nel trattamento dell'orticaria autoimmune, ma restano determinanti nella maggior parte delle forme secondarie.
E' chiaro quindi che i recenti sviluppi delle conoscenze (riassunti nella tabella 2), oltre a contribuire al chiarimento dell'eziopatogenesi, hanno modificato i tempi e i modi la diagnosi e la terapia di un disturbo rimasto per decenni in una sorta di ibernazione. Ciò dovrebbe bastare a evitare il ripetersi di casi come quello descritto in apertura, in cui si fanno accertamenti e interventi farmacologici del tutto inutili.

 

Tabella 1. Classificazione delle orticarie positive al test del siero autologo
Tipo 1 interessa circa il 20 per cento dei casi
il siero del soggetto orticarioso provoca il rilascio di istamina da basofili e mastociti di soggetti sani e anche la precipitazione di cellule, quali globuli rossi, su cui sia stato trasferito il recettore FCeRI
è stata riscontrata un'associazione con gli aplotipi HLA DR4, DQ8, DQA0301 e DQA0302, che suggerirebbe un ruolo di fattori genetici
la caratterizzazione dell'anticorpo ha permesso di identificarlo come IgG1 o IgG3 anti FceRI
Tipo 1a interessa circa il 5 per cento dei casi
il siero induce il rilascio di istamina da mastociti cutanei e basofili solo di soggetti con alti titoli di IgE
la causa di tale degranulazione sarebbe imputabile a IgG anti IgE
Tipo 2 interessa circa il 30 per cento dei casi
il rilascio di istamina si verificherebbe solo dai mastociti e non dai basofili di soggetti sani
la caratterizzazione dell'anticorpo responsabile è in corso, ma dovrebbe trattarsi di una proteina di peso molecolare superiore a 30 kilodalton non appartenente alle IgG
 
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Tabella 2. Novità nel campo dell'orticaria
  • La maggior parte dei casi precedentemente classificati come orticaria idiopatica sono dovuti in realtà a degranulazione dei mastociti causata da autoanticorpi anti FCeRI e, in minor misura, anti IgE.
  • Il test diagnostico di più facile e immediato utilizzo è l'intradermoreazione eseguita con il siero autologo del paziente.
  • La terapia più adeguata è rappresentata dalla soppressione del meccanismo autoimmune, e in particolare dalla ciclosporina a basse dosi.
 
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Bibliografia (Torna al riferimento nel testo)

  • 1) Hide M et al. Autoantibodies against the high-affinity IgE receptor as a cause of histamine release in chronic urticaria. N Engl J Med 1993; 328:1599.
  • 2) Fiebiger E et al. Serum IgG autoantibodies directed against the -chain of FcR1: a selective marker and pathogenetic factor for a distinct subset of chronic urticaria patients? J Clin Invest 1995; 96: 2606.
  • 3) Greaves MW. Chronic urticaria. N Engl J Med 1995; 332; 1767.
  • 4) Tong LJ et al. Assessment of autoimmunity in patients with chronic urticaria. J Allergy Clin Immunol 1997; 99: 461.
  • 5) Leznoff A et al. Syndrome of idiopathic chronic urticaria and angioedema with thyroid autoimmunity: a study of 90 patients. J Allergy Clin Immunol 1989; 84: 66.
  • 6) Champion RH. A practical approach to the urticarial syndromes - a dermatologist's view. Clin Exp Allergy 1990; 20: 221.
  • 7) Kontou-Fili K et al. Physical urticaria: classification and diagnosis guidelines. Allergy 1997; 52: 504.
  • 8) Young E et al. A population study of food intolerance. Lancet 1994; 343: 1127.
  • 9) Fradin MS et al. Oral cyclosporine for severe chronic idiopathic urticaria and angioedema. J Am Acad Dermatol 1991; 25: 1065.
  • 10) Toubi E et al. Low dose cyclosporin A in the treatment of severe chronic idiopathic urticaria. Allergy 1997; 52: 312.
  • 11) Vena GA et al. The mechanism of action of cyclosporin A in the treatment of chronic urticaria. Seminars Clin Immunol 1997; 13: 21.

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Vai al secondo parere Gian Galeazzo Riario Sforza allergologia (Milano)
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20:05 Scritto da: milan51 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

21 maggio 2011

L'orticaria cronica secondo la A.A.F.A (Asthma and Allergy Foundation of America ©)

FONTE: Tali informazioni non devono sostituirsi alla 'assistenza medica professionale. File  creato 1995; completamente aggiornato 1998; aggiornato più di recentemente nel 2005.

Asthma and Allergy Foundation of America © (AAFA)

traduzione automatica adattata da r.giovannoni

Che cosa è orticaria cronica?

Probabilmente si ha a che fare con orticaria-rossa, gonfia e lividi che si formano con molto prurito sulla pelle. Il nome scientifico di orticaria è idiopatica cronica (CIU).

Circa il 20 per cento della popolazione sviluppa  di orticaria in qualche momento della loro vita. I  spesso compaiono improvvisamente –per effetto di una sostanza chimica chiamata istamina - e durano solo poche ore, o raramente più di sei settimane.

Ogni ponfo non dura più di 24 ore, e spesso va via in 2-4 ore.

Per alcune persone, però, gli ponfi non vanno via, oppure se ne vanno poi si ripetano spesso. Questo può andare avanti per mesi o, raramente, per anni. Questo si chiama orticaria cronica. La condizione non è pericolosa per la vita. Per le persone che ne soffrono, però, possono provocare disagio e disabilità.

L'orticaria cronica si verifica in entrambi i sessi, ma sembra essere un po’più comune nelle donne di mezza età.

Circa il 30 per cento degli adulti affetti da orticaria cronica hanno anche angioedema.

Area di diffuso gonfiore si verificano, e il più spesso colpiscono le labbra o delle palpebre.

Quali sono le cause orticaria cronica?

I ponfi sono una reazione simil-allergica della pelle a una sostanza normalmente inoffensiva. Casi acuti di orticaria possono essere attivati ​​da un qualsiasi numero di sostanze. Le cause comuni sono farmaci, alimenti, punture di insetti o di altri tipi di pungiglioni.

La causa di orticaria cronica è spesso difficile da individuare. Anche se la causa è attualmente sconosciuta, è pensato per essere collegato al sistema immunitario di una persona innescare la reazione.

Alcuni tipi di orticaria cronica peggiorano con aumento del flusso sanguigno a causa di calore, sforzo, stress emotivo, bevande alcoliche, febbre o ipertiroidismo. Aumenti di ponfi sono abbastanza comuni nei periodi premestruale pure. Alcune persone presentano orticaria da pressione su alcune parti del corpo come risultato del lavoro che fanno. Persone che si siedono per tutta la giornata può ottenere orticaria sulle loro natiche. Quando le persone indossano le cinture troppo strette, possono ottenere orticaria pressione intorno alla vita.

Le persone con orticaria colinergica ottenere ponfi con il calore, l'esercizio fisico o stress emotivo. Piccoli lividi compaiono all'interno di un più ampio spazio di arrossamento, spesso sul collo o del torace superiore.

L’  angioedema, colpisce solo le labbra o delle palpebre. In rari casi, però, può influenzare la gola. Persone che hanno difficoltà a deglutire o a respirare dovrebbe cercare cure d'emergenza immediatamente.

Come è orticaria cronica diagnosticata?

La diagnosi inizia con una attenta anamnesi medica e esame fisico. Il medico controllerà prima assicurarsi che orticaria cronica non sono un sintomo di una malattia più gravi come l'epatite o ipertiroidismo.

Alcuni pazienti con orticaria cronica hanno la  vasculite orticarioide, dove i piccoli vasi sanguigni della pelle sono infiammati. Non danno prurito intenso, ma durano più a lungo, la zona rimane rossa anche dopo che i ponfi sono andati via, e il paziente può avere articolazioni doloranti o febbre.

 Questi sintomi possono suggerire lupus eritematoso sistemico o, eventualmente, il cancro, ma queste associazioni sono estremamente rare.

Una volta che altre malattie sono escluse, il medico deve indagare sul contatto con sostanze che potrebbero aver causato una reazione allergica. Alcune domande saranno sulle vostre attività.

 Circa il 15-20 per cento delle cause delle orticarie croniche sono fisiche, scatenate dal freddo, calore, luce o esercizio fisico.

Se la storia clinica non suggerisce che cosa sta causando l'orticaria, vengano adottate altre misure:

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->al paziente viene chiesto di tenere un diario per una settimana o due, la registrazione di tutte le attività, tutto quello che si è  ingerito, e quando e dove si verificano ponfi. Questo potrebbe suggerirne la causa.

 

 

Attività

cibo

Ponfi/ quant

Ponfi/ localiz

Lunedì matt

 

 

 

 

Lunedì pom

 

 

 

 

Lunedì sera

 

 

 

 

martedì matt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio di tabella elaborata da r.g.

 

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->Il medico può prescrivere esami di laboratorio. Se si sospetta vasculite orticarioide, una biopsia della pelle potrebbe essere consigliabile.

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->A volte il paziente viene messo in una dieta di eliminazione degli allergeni. La dieta priva di alimenti che sono comuni cause di reazioni allergiche. La reattività alimentare è confermata se i sintomi scompaiono e si ripresenta una volta che l'alimento viene reintrodotto. Il cibo specifico che causa il problema è individuato modificando la dieta del paziente. Spesso, però, queste misure non identificano la causa specifica di orticaria cronica. In questi casi la malattia viene chiamata "idiopatica". Gli esperti ora pensano la causa possa essere la presenza di anticorpi nel sangue che agiscono contro i tessuti del corpo stesso.

 

Cosa si può fare per l’orticaria cronica?

 

Evitare la causa, se è conosciuta, per evitare la reazione. Quando la causa non è nota, si deve semplicemente aspettare che la condizione vada via nel tempo.

 

Se l'angioedema è un problema riconosciuto, la causa è dovuta all'esposizione al calore, sforzo, stress emotivo, bevande alcoliche e antidolorifici non steroidei anti-infiammatori, come l'aspirina. Questi possono aggravare la risposta allergica.

 

Assumere farmaci per controllare il prurito.

 

 Forniscono sollievo eccellente nella maggior parte dei pazienti:

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->La maggior parte delle persone ora usano gli antistaminici non sedativi: astemizolo (Hismanal), loratadina (Claritin), fexofenadina (Allegra) e cetirizina (Zyrtec). Essi bloccano i cosiddetti recettori H1 nel tessuto. Se questi farmaci non aiutano, la cimetidina antistaminici o ranitidina può essere aggiunto; essi bloccano i recettori H2.  La combinazione dei due tipi di bloccanti fornisce a volte migliore di sollievo. Il trattamento deve essere individualizzato e monitorato sotto stretto controllo medico.

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->Per un’orticaria più grave, antistaminici forti come la idrossizina e il  doxepina, possono essere utilizzati. Fanno provocare sonnolenza e altri effetti collaterali, ma gli effetti collaterali diminuiscono con l'uso continuato.

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->Farmaci corticosteroidi come il prednisone controlleranno l’orticaria. Essi sono raramente utilizzati a causa di gravi effetti indesiderati con l'uso prolungato. A volte sono necessari per curare la orticari da pressione o la  vasculite orticarioide.  I medici prescrivono la dose più bassa possibile efficace per il minor periodo di tempo.

<!--[if !supportLists]-->·                          <!--[endif]-->adrenalina  per Iniezioni  può essere usata  per le persone con angioedema, specialmente quando la gola è gonfia.

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Molte ricerche su orticaria sono in corso. Questo porterà ad un trattamento ancora migliore in futuro. Molti nuovi farmaci sono in attesa di approvazione per l'uso negli Stati Uniti per il trattamento dell'orticaria. Essi agiscono sulle cellule della pelle o su mediatori per il  blocco di istamina e offriranno più scelta rispetto ai prodotti attuali per la gente che ottenere sollievo.

 

 

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23 aprile 2011

http://urtikara.blogspot.com/

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13:17 Scritto da: milan51 | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Pruritooooooooooooooo

10:21 Scritto da: milan51 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Pruritooooooooooooooo

Il trattamento del prurito*
a cura di Giorgio BartolozziVuoi citare questo contributo?
G. Bartolozzi. IL TRATTAMENTO DEL PRURITO. Medico e Bambino pagine elettroniche 2003; 6(2) http://www.medicoebambino.com/?id=AP0302_10.html

Il prurito è una comune sensazione, a carico della pelle, che induce determinati importanti comportamenti. Le ricerche neurofisiologiche hanno permesso d'identificare le vie nervose del prurito, che sono ben distinte da quelle del dolore. Da un punto di vista clinico è necessario riconoscere un prurito periferico (pruritocettivo) e un prurito centrale (neurogenico o neuropatico).
Il prurito periferico origina nella cute ed è dovuto all'infiammazione, alla secchezza o ad altri danni della pelle: esso è trasmesso dalle fibre nervose C. Esempi di questo prurito sono la scabbia, l'orticaria e le reazioni alla puntura o al morso degli insetti.
Il prurito neurogenico origina invece centralmente, senza segni evidenti di patologia, come il prurito della colestasi, dovuto all'azione dei neuropeptidi oppioidi sui recettori specifici. Gli antagonisti degli oppioidi, come il naloxone, il naltrexone o il nalmefene si sono infatti dimostrati molto utili, da soli o in combinazione con la colestiramina. E' probabile quindi che i sali biliari agiscano attraverso questa via.
Il prurito neuropatico è causato da una malattia, localizzata in un qualsiasi punto delle vie nervose afferenti: la neuropatia post-zosteriana, la sclerosi multipla ed i tumori cerebrali, occasionalmente associati al prurito, rientrano in questa categoria.
Esiste infine un quarto tipo di prurito, quello psicogeno, che insorge in maniera ossessiva in soggetti con parassitofobia.
Non c'è ragione di pensare comunque che un tipo di prurito in particolari condizioni non possa associarsi ad un altro tipo di prurito (un prurito periferico associato ad un prurito psicogeno o un prurito neurogenico associato ad un prurito periferico).
Le fibre C, attraverso le quali viene trasmessa la sensazione del prurito, sono fibre distinte da quelle nocicettive, attraverso le quali passa la sensazione del dolore. Le fibre C ed i neuroni del prurito possono essere identificati dalla loro risposta, di lunga durata, all'applicazione d'istamina. Esse sono caratterizzate da una lenta velocità di conduzione, da estese terminazioni e dalla mancanza di recettori periferici. Mediante la PET è stato visto che l'induzione periferica di prurito attiva la corteccia cingulata anteriore e il lobo parietale inferiore, con predominanza nell'emisfero sinistro: la coattivazione di aree motrici conferma il sospetto che il prurito sia strettamente legato al desiderio di grattarsi.
Lo stesso grattamento attiva i recettori nocicettivi (quelli del dolore), che riducono la sensazione di prurito a livello spinale, poiché il dolore inibisce il prurito.

I recettori attivati dalle proteasi e l'azione della capsaicina
Nella cute la vicinanza delle mastcellule ai terminali dei neuroni C afferenti suggerisce una relazione funzionale fra questi due tipi di cellule. Le mastcellule cutanee degli umani esprimono due proteasi: la triptasi e la chinasi. Di recente è stato proposto un legame fra la triptasi delle mast cellule e l'eccitazione dei recettori nocicettivi della cute. L'attivazione delle mast cellule libera infatti la triptasi, che a sua volta attiva il recettore 2 della proteinasi attivata (PAR-2), localizzato sui terminali delle fibre nervose C (vedi figura 1). Le fibre C attivate trasmettono questa informazione al sistema nervoso centrale, per cui si avverte la sensazione di prurito. Dal terminale nervoso si libera sostanza P (un neuropeptide) che induce un'aumentata produzione di tumor necrosis factor (TNF), che a sua volta sensibilizza i terminali nervosi nocicettivi e le mast cellule.

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